Una Piancavallo deserta è stata illuminata venerdì sera dalle fiaccole di protesta di maestri di sci ed esercenti. Una fiaccolata silenziosa volta a risvegliare l’attenzione dell’opinione pubblica e della classe politica nei confronti del polo turistico Pordenonese e a denunciare la difficoltà in cui lo stesso si trova.
I panorami mozzafiato (180 cm di neve – fonte AINEVA) che caratterizzano la località in questi giorni non fanno altro che rendere ancor più paradossale la situazione: attività al limite del blocco totale, impianti chiusi e soprattutto nessuna certezza per il futuro. Una beffa oltre al danno!
Le strutture alberghiere presenti nella località, e come esse le attività di contorno, hanno visto gli ultimi clienti a fine febbraio dello scorso anno e i ristori concessi fino ad ora sono sembrati più un contentino che un concreto sostegno economico.
Gli 80 maestri di sci delle due scuole e gli oltre 100 dipendenti fra alberghi, noleggi, ristoranti e bar nonché i numerosi stagionali degli impianti sciistici, chiedono di poter lavorare con un minimo di prospettiva, cosa che al momento sembra essere impossibile.
“Si naviga a vista e c’è anche nebbia.”
“Se andiamo avanti così, a singhiozzo, rischiamo di chiudere per sempre.”
Questo il prezzo che pagheranno Piancavallo e la montagna in generale se continueranno ad essere permeate di indifferenza.
“…non si tratta di insensibilità verso la situazione sanitaria ma di una presa di posizione contro questa impossibilità di programmazione del proprio lavoro…”
“La speranza è che questo momento passi presto, ma vorremmo essere almeno considerati dalla classe politica a qualunque livello. Al momento nessuno ci ha nemmeno chiesto se siamo ancora in grado di aprire.”
Un centinaio di amici si sono quindi riuniti per formare un grande cuore fiammeggiante sulla neve, il cuore di Piancavallo che non vuole smettere di battere ma ha un forte bisogno di aiuto.

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